Sai cos’è la stanchezza da apprendimento? Si tratta di un fenomeno che accade in azienda. Indica l’esaurimento e la demotivazione generati da un sovraccarico di informazioni e da metodi di apprendimento inadeguati.
In un contesto in cui l’apprendimento continuo diventa indispensabile, ciò compromette la capacità e il desiderio dei collaboratori di acquisire nuove competenze fondamentali per l’azienda.
La stanchezza da apprendimento si può evitare. Scopri i nostri consigli per superare questo fenomeno.
La stanchezza da apprendimento: una vera sfida per il benessere lavorativo.
Lo stato di fatica cognitiva ed emotiva che comporta la stanchezza da apprendimento è dannoso sia per il collaboratore che per l’azienda. Ciò comporta:
- Una diminuzione delle competenze: la capacità di integrare e applicare nuove competenze cala significativamente.
- Un aumento dello stress e della stanchezza: l’illusione della scelta, data dai molteplici cataloghi, si trasforma in un’imposizione a formarsi, generando stress.
- Un forte disimpegno: di fronte a un’attività che gli viene richiesta gli studenti sviluppano un atteggiamento passivo, considerando la formazione come un’ulteriore casella da spuntare nella loro vita professionale.
Riassumendo, i 4 pilastri per combattere la stanchezza da apprendimento sono:
1. Dedicare tempo all’apprendimento
Il consiglio “dedica tempo alla formazione” non basta più. L’apprendimento richiede uno sforzo mentale. È importante integrare la formazione nel tempo lavorativo, e non come un’attività da inserire tra due riunioni.
➡️ Il punto chiave: passa parola
I manager hanno un ruolo cruciale. Devono agevolare attivamente le fasce orarie dedicate all’apprendimento nell’agenda dei collaboratori, considerandolo come un investimento strategico e non come una distrazione.
2. Personalizzare i percorsi per avere una maggiore pertinenza
Ogni studente è unico. La personalizzazione rimane una leva indispensabile, ma deve puntare alla pertinenza piuttosto che all’abbondanza.
- Proporre percorsi adattivi che si adeguano ai bisogni concreti e al livello di ognuno.
- Evitare troppi percorsi di formazione che creano ansia da scelta. Inquadrare l’offerta sulle competenze più strategiche.
- Collegare la formazione al ruolo professionale e alle sfide quotidiane dei collaboratori.
➡️ Il punto chiave: l’obiettivo non è offrire di più, ma offrire il meglio. Il valore di un percorso si misura nella sua capacità di essere concreto ed in linea con ogni studente.
3. Variare i metodi di apprendimento per migliorare l’impegno
La diversificazione pedagogica è cruciale per mantenere l’attenzione e rispondere ai diversi modi di apprendere. Ciò che è efficiente:
- Proporre formati brevi, dinamici e argomenti diversi per catturare l’interesse dello studente
- Alternare tra corsi teorici, messa in pratica e workshop interattivi
- Integrare metodi ludici come il serious game
➡️ Il punto chiave: la varietà dei formati permette di rompere la monotonia e rendere l’esperienza di apprendimento più stimolante e unica.
4. Ripristinare il piacere di imparare
L’apprendimento non è solo utile e funzionale; è profondamente emotivo. La motivazione più duratura nasce dal piacere della scoperta e dalla soddisfazione di progredire.
- Dare senso: spiegare il “perché” dietro ogni formazione, collegandola a una visione più ampia per l’azienda e per l’individuo.
- Infondere curiosità: proporre contenuti che risveglino l’interesse, che ispirino e che stimolino connessioni inattese tra diversi ambiti.
- Celebrare i progressi: utilizzare strumenti (come un LMS) per monitorare i risultati e valorizzare i successi, trasformando l’apprendimento in un’avventura gratificante.
➡️ Il punto chiave: l’obiettivo non è solo trasmettere conoscenze, ma creare un’attività che stimola la curiosità e la voglia di imparare, anche per argomenti più tecnici.
La stanchezza da apprendimento non è inevitabile, ma è piuttosto un invito a ripensare alle pratiche di formazione. La sfida, come manager o responsabile della formazione, non è ridurre le ambizioni, ma guidare intelligentemente. Mettendo, come sempre, il collaboratore al centro delle tue strategie, proteggendo il suo tempo e proponendogli esperienze pertinenti e coinvolgenti, farai molto più che combattere la demotivazione. Restituisci alla formazione il suo vero ruolo: un motore di motivazione concreto e una leva di sviluppo condivisa all’interno della tua azienda.